Essere gay oggi

Come l’orientamento sessuale influenza le persone LGB (Lesbian, Gay, Bisessual)
Le differenze di genere sono un prodotto culturale, come prima cosa si deve distinguere fra sesso (biologico) e genere (costrutto sociale delle differenze biologiche).
Cos’è l’identità sessuale?
L’identità sessuale è un costrutto che comprende i seguenti fattori:
– Sesso biologico, determinato dalla combinazione dei cromosomi xx o xy;
– L’identità di genere, percezione unitaria che l’individuo ha di sé come appartenente al genere maschile o femminile;
– Il ruolo di genere, strettamente correlato alle aspettative sociali riguardo ai comportamenti ritenuti più adatti a seconda del sesso biologico;
– L’orientamento sessuale, l’attrazione affettivo e sessuale (erotica) verso persone del proprio sesso e/o del sesso opposto.
Si può affermare quindi che l’identità di genere indica il genere in cui la persona si identifica, che non è detto corrisponda al sesso biologico e non riguarda l’orientamento sessuale.
La riflessione di questo articolo nasce dalla necessità di far chiarezza rispetto all’utilizzo di alcuni termini e di conseguenza alla valenza che si da al vissuto di ogni singolo. Spesso infatti si è sentito parlare di diritti secondari o problemi non urgenti per la collettività. In questa visione si trascurano le persone, essere umani in quanto tali, alle quali spesso viene tolta importanza in quanto minoranza.
È utile chiarire per iniziare la differenza fra outing e coming out. Infatti, in Italia i due termini sono usati spesso come sinonimi, ma solo facendo coming out l’individuo con orientamento LGB dichiara il suo orientamento volontariamente. Outing letteralmente vuol dire “buttare fuori”, quando l’azione di svelamento viene fatta da terzi.
Ma è così importante fare coming out? È così necessario?
In uno studio Krell e Oldemeier (2017) viene registrato che molti individui hanno paura di essere rifiutati dalle persone care, questo gli crea ansia e rivelare il proprio orientamento sessuale diventa una tappa angosciante anziché naturale. Il timore riguarda non solo possibili rifiuti da parte dei familiari, ma anche problemi sul lavoro. Una bassa percentuale di individui teme persino atti di violenza. Nonostante queste paure però, la necessità di emanciparsi porta le persone con orientamento LGB a rivelarsi, a fare coming out. Questo è necessario perché riescano a vivere in maniera aperta e autonoma la propria vita.
Infatti, spesso le persone non dichiarate sentono di non riuscire a essere loro stesse, perché omettere una parte così importante della loro vita li porta ad appiattire anche tutti gli altri aspetti.
Nonostante vi siano dei miglioramenti nella società riguardo a questo tema, la strada da fare è ancora tanta.
Esiste, infatti, un’omonegatività (vedi sotto) istituzionale che porta le persone LGB a sentire che sia meglio non rilevare il proprio orientamento sessuale, pena l’emarginazione e la discriminazione. Questa paura coinvolge non solo le persone omosessuali, che temono si riversino contro di loro delle conseguenze negative, ma anche quelle eterosessuali, che per evitare di venire confuse con le altre possono adottare comportamenti e atteggiamenti per dovere e non perché veramente ci si rispecchino o gli piacciano (Graglia, 2012).
Omofobia e omonegatività sono la stessa cosa? Oggi si parla di eterosessismo.
Omofobia si riferisce sia alla paura irrazionale verso l’omosessualità, le persone omosessuali e tutti i comportamenti basati su tali sentimenti. Lingiardi (2016) dichiara che molti studiosi preferiscono utilizzare il concetto multidimensionale di omonegatività, secondo il quale l’omofobia in senso stretto sarebbe solo un fattore nel contesto più ampio di atteggiamenti che coinvolgono il piano sociale, culturale, legale e morale. I comportamenti e le affermazioni che fino ad ora sono state considerate omofobici non sono quindi basati solo sull’imbarazzo e sulla paura, ma si basano più sul pregiudizio e la disapprovazione.
Herek nel 1990 propose di usare il termine eterosessismo, col quale intendeva “un sistema ideologico che nega, denigra e stigmatizza ogni forma di comportamento, identità, relazione e comunità non eterosessuale”. Si vuole quindi sottolineare come questa avversione verso l’omosessualità non sia un fattore individuale, ma purtroppo un fenomeno sociale.
Quali sono gli effetti di questo fenomeno?
Vi sono due possibili tipi di danno a riguardo, il primo riguarda la ferita ricevuta con la discriminazione, il secondo, invece, la sensazione di mancato supporto e rifiuto da parte della società. Sentirsi discriminati può, inoltre, portare la persona a modificare il significando di tutto ciò che si vive, ad es. un ragazzo omosessuale potrebbe temere di non piacere per via del suo orientamento, anziché viversi il normale timore di non piacere che potrebbe emergere quando si è interessati verso qualcuno (Graglia, 2012).
L’autostima, che è il valore che una persona si autoriferisce attraverso il confronto fra il suo sé effettivo e quello ideale, è un’altra vittima del pregiudizio. Infatti, spesso il minority stress dovuto al non riuscire a dichiararsi e/o a dirette discriminazioni può portare a un sentimento di inferiorità, non solo rispetto a chi discrimina ma anche in altre aree della vita. Come se rimanesse l’impressione di essere “sbagliati”.
Cosa può fare lo psicoterapeuta?
In molti di questi casi, dove l’individuo pensa di non avere via di scampo per poter cambiare la propria situazione in quanto l’orientamento sessuale è una caratteristica immutabile della propria identità, il terapeuta può aiutare la persona a gestire i sentimenti di paura e impotenza.
Infatti, non si deve ritenere sbagliato l’orientamento sessuale di una persona, ma come la società lo giudica.
Il terapeuta può fornire supporto sia alle persone LGB, sia ai loro familiari e a chiunque lo richieda.
Il supporto deve essere volto per comprendere la naturalezza di determinati vissuti e la necessità di costruirsi una rete sociale attorno inclusiva, senza dover rinunciare ad aspetti così importanti di se stessi.
Il percorso di coming out è un percorso che accompagnerà per tutto l’arco di vita la persona interessata, è quindi fondamentale che, rispetto all’autostima e alla propria identità, non ci siano difficoltà di interiorizzazioni emotive rispetto a come si è.
Precisazioni: non si sono voluti citare tutti gli orientamenti sessuali perché il presente articolo vuole avere un’impronta più divulgativa e i temi riguardanti la transessualità e l’intersessualità che hanno delle peculiarità specifiche vogliono essere affrontanti dando loro maggior spazio e approfondimento.

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Ansia

L’ansia è uno stato psichico ed emotivo di tensione e allerta. Può essere un’ansia “sana”, come ad esempio l’ansia evolutiva, o un’ansia disfunzionale, cioè uno stato che non permette all’individuo di viversi serenamente la propria quotidianità.

L’emozione che si trova alla sua base è la paura (Goleman). Specificatamente, il DSM-5 considera la paura come una risposta emotiva a una minaccia imminente, reale o percepita, mentre l’ansia viene considerata l’anticipazione di una minaccia futura. In preparazione a tale minaccia, all’ansia vengono associate tensione muscolare ed eccessiva vigilanza.

L’attacco di panico, invece, viene considerato come una particolare risposta alla paura. Spesso scuote così tanto che la paura che possa riaccadere porta a un’ansia anticipatoria.

Ci sono diverse forme di ansia, tra cui l’ansia da separazione, le fobie specifiche, ansia o fobia sociale, e l’ansia emotivo/relazionale.

L’ansia si manifesta sia con sintomi fisici, delle volte discretamente importanti, sia con uno stato di confusione, emotiva e organizzativa. Generalmente vi è un’esasperata preoccupazione con reazioni esagerate e non congruenti alle condizioni reali che sta vivendo la persona che ne soffre.

Oltre a imparare a regolare il proprio stato psico-fisico ed emotivo, per la gestione dell’ansia nell’immediato, è opportuno comprenderne, oltre le cause, soprattutto le finalità.

Infatti, avendo come base emotiva la paura è plausibile che qualcosa attivi l’ansia con degli obiettivi specifici, magari anche di protezione, senza però che abbiano una vera funzionalità.

Un percorso terapeutico può aiutare ad affrontare tale disagio considerando sia un supporto per la gestione immediata del quotidiano, sia comprendendo le sue radici profonde per cercare di risolvere il problema alla sua base.

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